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Tic tac



Dieci.

Tic tac i tuoi tacchi sull’asfalto, tic tac le doppie frecce dell’auto parcheggiata in doppia fila, tic tac ancora, e ancora, sui ciottoli umidi della strada. Umidi come la mia bocca, e poi come la tua, che mi è corsa incontro in tutto quel tic tac, con quel corpo sinuoso e insinuante, che vuoi provocarmi, lo so, tu e i tuoi tacchi, tu e il tuo sorriso, tu e i tuoi orecchini nuovi, scelti per me, che si muovono a ritmo con te in un altro, incessante tic tac.


Nove.

Tic tac del cucchiaio che cade sul piatto, quello di vetro, di quel ristorante che tanto volevi provare, e tic tac delle unghie dipinte di blu su quel tavolo lilla, tic tac ancora, a scandire il tempo che separa il mio corpo dal tuo. Tic tac delle monete lasciate di mancia, sul tavolo in legno, e tic tac dei piccioni che beccano il pane, in quel parco, e tic tac delle gocce di panna che cadono a terra, fa freddo, ma il gelato a te piace, e quindi anche a me. Andiamo, mi dici.


Otto.

Tic tac della chiave che gira due volte, e tic tac della pioggia fuori dalla finestra aperta, e tic tac dei tuoi anelli che cadono da sotto le lenzuola. E tic tac questa cazzo di vita. Tic tac il mio cuore, tic tac veloci di un ritmo incessante, tic tac il letto che si muove e che smuove, e che torna perfetto un attimo dopo, come sei tu. Anzi no, non perfetta, ma bella, sublime. Tic tac del fermaglio che ti lega i capelli, mentre ti vesti. Guardo l’orologio. Tic tac, devo andare. Però domani ritorno da te.


Sette.

Tic tac delle dita sui tasti, quei cento messaggi scambiati in un’ora. Credo di amarti, ti dico, e tu non rispondi. Non dovrei, mi hai avvertito, che sei solo nebbia sfuggente, mi hai detto, dietro quei tacchi, e quegli orecchini, dietro il tuo muoverti in mezzo ai tic tac. Ho deciso, vengo da te, è una sorpresa. Forse così capirai. Tic tac la freccia per girare a destra, a sinistra, a sinistra di nuovo, piove, ancora, tic tac del tergicristallo. Tic tac la mia mano tremante sulla tua porta.


Sei.

Tic tac dei tuoi piedi nudi sulle piastrelle, e tu trafelata, sfatta e disfatta, senza orecchini che fanno tic tac. Non aspettavi me. Dovevi avvertirmi, mi dici. Sei stato solo un momento. Uno sfogo. Uno svago. Un istante tra tanti tic tac. Così come l’uomo dietro di te, nudo, che ride e mi dice di andare. Un altro sfogo. Un altro svago. Tic tac delle mie nocche contro la fronte di lui, e tu che urli e mi insulti. Non hai diritto di amarmi, mi dici. Non devi, ti avevo avvertito. Non voglio vederti mai più.


Cinque.

E mai quei tic tac del tempo che passa sono stati così dolorosi e insistenti, come fruste e paletti di ferro piantati nell’anima. Mi manca l’aria. Mi manchi tu. Che sciocchezza, che gioco malsano, che dietro quei tacchi che fanno tic tac ci sei tu, che mi hai spezzato a metà. Dovevi mettermi in guardia. Dimmi che è tutto uno scherzo. Non puoi essere solo un’assenza, non posso essere stato solo un momento, solo un secondo su tanti, solo un altro amaro tic tac.


Quattro.

E tic tac dell’ultimo grano di riso che cade nel piatto. Tic tac nella doccia da solo, tic tac del martello sui chiodi nel muro. Non mi piacciono i quadri, eppure ne ho appesi tre, pensando che tu ne sei attratta. Ti mando le foto, tic tac la fotocamera. Rispondi, ti prego. Sono passati due giorni. Tic tac sulla tastiera, ti ho scritto un’e-mail. Tic tac il pin della carta, ti ho comprato dei fiori. Tic tac i tasti del telecomando, che guardo un film, mi distraggo, non riesco. Dimmi che ci sei, rispondi.


Tre.

E tic tac dei miei denti che battono fuori di casa, sul terrazzo, lì al freddo, in un limbo asfissiante, tic tac dei miei passi avanti e indietro, mezzo metro più vicino a te, mezzo metro più lontano. Ti prego, rispondi, ti ho scritto di nuovo. E tic tac delle imposte che sbattono, di quelle finestre rimaste aperte, ad aspettare, forse, di vederti lì sotto. Ti immagino qui, di nuovo. Tu non ci sei, oggi, di nuovo. Piove, di nuovo, e tutto, ipnotico, fa un rimbombante tic tac.


Due.

Ho deciso che senza di te non ha senso. Ascolto la nostra canzone, quella che ho scelto io, so ti sarebbe piaciuta. Tic tac il ritmo della musica nelle mie orecchie, mentre apro la borsa, mentre costruisco, mentre accendo. Il timer fa tic tac. Che dici, se sotto una casa crollata avrò diritto di amarti. Chissà se cambia qualcosa, sotto i tic tac dei frammenti distrutti. Ci siamo, ci sono, ti lascio un ricordo. Nient’altro. Tic tac questa bomba legata al mio petto.


Uno.

Tic tac del mio tempo che scade, dietro i tuoi tacchi che fanno tic tac, i tuoi orecchini che fanno tic tac, le tue unghie che fanno tic tac, i tuoi anelli che fanno tic tac. Forse mi penserai, un istante soltanto, il tempo di un solo tic tac, forse un minuto, forse per sempre. Forse mai più. Domani ti svegli, ti vesti. Per te è tutto uguale. Tic tac delle gocce salate che dagli occhi cadono a terra. Ti penso, tu profumi di pioggia e di scelte. E ascolto il mio ultimo, maledetto tic.


Boom.




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