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Signore e signori



“Signore e signori, buongiorno, e grazie per essere qui!”

Non che avessero scelta. Che frase del cazzo. La migliore frase del cazzo che mi sia venuta in mente. Io me li immagino, questi sfigati, quando hanno ricevuto l’invito. Saremo lieti di vederti al nostro matrimonio! Jenny & Pablo. Ma lieti di cosa? Jenny e quel perenne sorrisetto irritante stampato sotto gli occhi da pesce. Ci ricordiamo bene di lei, che passava le serate del liceo, e le mattine, e i pomeriggi, con la faccia infilata tra le gambe di tutti, maschi e femmine senza distinzione. Anche tra le mie gambe, ma non ho grandi ricordi, a parte la poltiglia di vomito acido sulle mie scarpe, quindi mi ha pure fatto schifo. Jenny, che ora se ne va in giro a predicare quanto sia magico il vero amore. Cagna fino al midollo.

“Sono felice di poter parlare in questo giorno speciale…”

Altra frase del cazzo. In realtà non me ne frega niente. E toglietevi quei sorrisi falsi, Cristo, siete patetici. Dove vorreste essere? Al mare? Nel letto dell’amante? Di speciale questo giorno non ha niente, un cazzo di niente. Forse solo la bocca di Jenny. Ed eccolo là, Pablo. Il famoso Pablo. Pescato in qualche paesino del Sudamerica, o forse nell’appartamento di fronte a quello di lei, forse in realtà si chiama Paolo, come Jenny, che in realtà si chiama Genoveffa, ma si fa chiamare Jenny. E per fortuna. Tanto resta cagna, per tutti. È che lei non lo sa. È convinta di essere stata l’amica migliore di mezzo mondo. Il suo fottuto mondo mentale, forse. Jenny è sempre stata quella più veloce a spogliarsi e la cosa aveva dei vantaggi. Pablo è più basso di lei, non si è pettinato, ha una giacca comprata al mercatino e secondo me è ipovedente, perché continua a strizzare gli occhi. O chissà cosa si è fumato. Di Pablo non sappiamo praticamente nulla, solo che ha avuto il coraggio di sposare Jenny.

“Ho conosciuto Jenny a scuola, al liceo, anni fa… e…”

E? Che cazzo dovrei dire al microfono? Che Jenny era una studentessa modello? Che tutti eravamo felici di averla in classe? Che ricordo il suo candore d’animo e puttanate simili? Oh, Jenny correva tra coniglietti rosa e fate magiche. Fanculo. Il primo giorno di scuola me lo ricordo eccome. Jenny è entrata in minigonna, con le gambe grassocce e depilate male, il rossetto spalmato su mezza faccia. Un’altra ragazza, Gaia forse, le chiese perché avesse il rossetto così, e lei rispose che era stata in macchina con un professore. Imbarazzo zero. Da quel giorno Jenny divenne una specie di leggenda. Credo che nel giro di due mesi si sia fatta mezza classe. Jenny ci veniva invidiata anche dalle altre scuole. Schifosa e lurida come poche, alle feste si piazzava in un bagno e aspettava che qualcuno entrasse, nel bagno, e poi dentro di lei. E poco fa ha fatto il suo bel discorsetto sul vero amore, Jenny, la fedeltà, l’importanza del matrimonio e bla bla bla.

“E Jenny… ecco… Jenny se la ricordano tutti…”

Quanto mi sento stupido. Cosa dovrei dire? La fate facile, voi sfigati, sorridenti e pronti ad ascoltare qualche perla ironica ma non troppo. Jenny, cosa dovrei raccontare di te? Dai, dimmelo tu. Staccati da Pablo il poveraccio e dammi un segno, che cosa dovrei dire? Che l’amica cagna in compagnia ha sempre fatto comodo? Che probabilmente hai tradito Pablo anche ieri? E forse pure stamattina? Ah no, di stamattina sono sicuro. Va bene, Jenny, mi sto annoiando, mi sto davvero annoiando. Fottetevi tutti. Cosa dovrei dire? Cosa? Potevi fare a meno di essere cagna. Ecco, questo è il punto. Ora guarda come mi stai mettendo in difficoltà. Potevi prepararmi un maledetto discorso. Cagna due volte.

“La verità, signore e signori, è che Jenny è una cagna.”

Oh, senti come suona bene! Senti il tuo vero amore dov’è andato a finire! Guardali, inutili rifiuti umani, con il loro bicchiere in mano, o che rovina a terra, che per poco si strozzano, sbarrano gli occhi, sbiancano. Ma quali balli di gruppo, ma quali buffet raffinati. Questo, signore e signori, questo è il discorso che qualcuno doveva fare! Questa è Jenny! La vostra dolce e tenera Jenny. Ecco cos’è. Non c’è posto per lei nelle vostre menti colme di arcobaleni e nuvolette rosa del cazzo. Questa è Jenny. La brava ragazza della porta accanto al bordello, ecco cos’è. Sì, bravi, fate la faccia sconvolta. Siete tutti dannatamente falsi e ingenui.

“Jenny si è scopata un altro anche questa mattina, ed è qui tra gli invitati.”

Eccoli, poveri stupidi, che girano la testa come in preda alle convulsioni, cercando l’interessato, il colpevole, l’amante. Cercando un minimo segno di debolezza, un cenno, delle guance rosse. Il tizio del catering sorride, ma nessuno se ne accorge. Pablo non apre bocca. Troppo occupati a fare i turbati, gli sconcertati, gli allibiti. Fate le congratulazioni a Jenny, non compatitela. Jenny, Jenny. Non dirmi che ci stai comoda in abito bianco, tu, che fino a ieri indossavi minigonne che lasciavano fuori una fetta di culo, tacchi alti e perizomi in pizzo. Magliette aderenti, rotoli di ciccia ai lati, ma a te non importava, e nemmeno al fortunato che si ritrovava la tua saliva addosso. Jenny, Jenny. Sai che c’è? I tuoi invitati mi hanno rotto. E io sono curioso.

“Jenny spesso non portava il reggiseno. Ma non allarmatevi, signore e signori. Controlliamo subito.”

Eccoti là, Jenny, al tuo tavolo, paralizzata. Occhi sbarrati, muta, tremi. Pablo è molliccio e incapace di reagire, mi chiedo se non sia mezzo ritardato. Guardatemi pure male, invitati del cazzo, guardatemi, commentate a bassa voce. Dai, vieni qui Jenny, dammi la mano. Vaffanculo Pablo. Ecco, fermo lì. Resta al tuo posto e fottiti qualcun altro. Jenny, mettiti al centro della stanza. Brava. Trema, Jenny. Ferma. Ecco, qui, al centro, in piedi. Che vestito scarso, si è strappato subito. Nemmeno il gusto di fare un po’ di forza. Ah, Jenny, non hai il reggiseno nemmeno oggi. Nemmeno nel magico giorno del magico amore. Quasi quasi ci farei un altro giro tra i tuoi seni cadenti, solo per curiosità. Ma mi fai schifo. Vuoi che faccia mettere in coda gli invitati, come succedeva fuori dai bagni? E questo perizoma microscopico che si strappa ancora meglio del vestito? C’è sotto quello che c’era anni fa. Non coprirti, Jenny, togli quelle mani, fatti vedere da tutti. Lo so che ti piace stare nuda. Gira la testa verso quel coglione del tuo futuro marito, che non si è mosso di un passo.

“Ecco qua, cari ospiti, l’amore e l’amicizia di Jenny! Ecco qua le belle storie che si possono raccontare su di lei!”

Che sceneggiata, Jenny. Un tonfo in ginocchio, pianti, urla. Sei solo nuda. Ti piaceva così tanto. Signore e signori, qualcuno vuole fare un giro? Io passo. Me la sono già fatta tempo fa e mi ha fatto schifo. Urla di portarti dei vestiti, Jenny. Dai, fingi, fingi di volerti coprire, di non voler essere guardata, di non voler essere nuda. Cagna. Urla, tra i singhiozzi strozzati. Sai che ho ragione, per questo non mi dici niente. Lo sai, cagna. E tu chi cazzo sei? Perché le porti una giacca? Dai, coglione, togliti. Un maniaco, dici? Io? Ma allora non mi hai ascoltato. Si parlava di Jenny. Spostati. E tieni, riprenditi la tua cazzo di giacca. Chiami la polizia? Oh, coraggio, chiamala. Sono curioso. Vediamo se Jenny si è fatta anche qualcuno del dipartimento. Sei una brava attrice, Jenny. Piangi, cagna. Oh, Jenny, voglio aiutarti. Ti auguro di poter fare quello per cui sei nata. La cagna.

“Jenny, compagna di scuola, voglio darti una mano.”

Che schifo, Pablo, ma quanto sangue hai in quella gola. Ottima scelta, signori del catering, questi coltelli sono di qualità. Piangi Jenny, dai, urla, urla ancora, urla di più, fai credere che te ne frega qualcosa dell’uomo che rantola a terra. Scusi, signora delle pulizie, abbiamo sporcato il pavimento, non era previsto. Volevo dare una mano alla mia amica. Libera di essere te stessa, Jenny. Libera da un legame che non ti interessa, libera dalle catene, libera da una simbiosi che non hai mai cercato. Mi chiedo come tu ci sia finita, qui, in abito bianco. Ti ho fatto un favore, Jenny, ora tutti sanno chi sei. Ora tutti ti hanno vista. Devi solo decidere in che auto infilarti. Pablo lo dimenticherai domani. Lo sai pure tu. Lo sai, ma reciti, oh se reciti bene, Jenny. Fiumi di lacrime, grida, parole. Cagna. Non sai affezionarti. Non sai essere fedele. Sei la lurida e schifosa ragazza nel bagno. Smettila di piangere, stai diventando esagerata. E mostra il tuo corpo, mostra quanto sei te stessa senza addosso nulla se non il tuo bisogno di essere puttana.

“Tanti auguri, Jenny.”

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