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Relazioni libere




C’è questo mio amico che ha una ragazza e Dio, quanto la odia quella troia.

Ha una voce, lei, che stride come note fuori luogo anche nella più banale delle melodie. Puzza di essenze mischiate ed è goffa e impacciata nella peggiore accezione di questi termini. Non sa scopare, non sa succhiarlo. Non sa cucinare e non sa nemmeno ammazzarsi, la troia. Non ha nemmeno una madre testa di cazzo da cui tornare. Perché non la lascia, viene da chiedersi. Già, beh, perché non può.

Il mio amico è una carcassa marcescente. Flaccido sotto ogni aspetto, privo completamente d’identità. Incapace a quarant’anni di allacciarsi le scarpe o piantare un chiodo. È uno di quegli idioti da bar che aprono bocca una volta al mese e tanto basta a regalargli un pugno sul naso da uno sconosciuto. Il suo naso, ormai, ha una forma immonda, lo zigomo e parte della fronte sono maciullati e ha un occhio paralizzato in una posizione indegna.

Non è che Dio li fa e li accoppia. Il fatto è che Dio non fa la differenziata.

La cosa grottesca è che lei, di quell’aborto mancato, è follemente innamorata.

Ecco perché non la lascia, il coglione. Perché il suo senso di sopravvivenza emotiva lo tiene aggrappato all’unica cosa al mondo che sappia apprezzarlo. E lei lo sa, per questo è una gran troia, la troia. Eh, ma si amano, mi dicono.

Ecco cos’è l’amore, un vergognoso conato narcisistico. Una sega allo specchio con coito finale sul vetro unto e incrostato di ego. Non amiamo nessuno per quello che è. Lo possiamo stimare, possiamo esserne affascinati, ma l’amore è appagamento.

Ami quella donna, ami quell’uomo, solo per come ti senti quando ce l’hai intorno. Solo per il modo in cui ti sembri migliore nelle foto, o il modo in cui ti senti eccitato dall’idea che qualcuno voglia avere anche solo una goccia del tuo seme o della tua poltiglia vaginale sulla faccia.

L’amore è la cosa peggio distribuita che abbia mai visto.

Io, per esempio, mi ero innamorato di Maddalena, che però stava con Juri.

Lui era un modello, un ragazzo affascinante, dicono, ma uno con un’anima tanto brutta che nemmeno il diavolo lo ha voluto in casa. Uno con un potere mediatico tale da distruggere reputazioni. E ne ha distrutte, eccome se l’ha fatto. La merda.

Ma Maddalena, cara, lei era una mentecatta di buona famiglia, tenuta in piedi solamente dai cliché da ragazza ribelle raccattati sui social network. Uno spirito senza sostanza in un corpo immeritato, completamente assuefatta da quel pattume umano in confezione patinata. La amavo per quella in cui immaginavo di poterla trasformare.

E adesso, i belli da copertina se ne stanno immobili in due stanze separate all’ospedale, sotto l’insegna traballante del coma irreversibile.

L’amore è eterno finché paghiamo i contributi o qualche parente sano di mente non si rompe il cazzo di venirti a trovare.

Che atto egoistico. Se lei mi avesse amato, adesso ci sarebbe un letto libero in più.

L’amore è il termine di paragone peggiore per definire una vita appagante.

Mi vengono in mente i miei genitori, loro sì che erano felici. Quarant’anni insieme scopando a destra e a manca, dichiarandosi disprezzo reciproco già nel giorno del matrimonio. Si sono scritti le promesse di nozze camuffando offese così tanto sentite che il prete ha avuto un malore. E si sono sposati per fregare i soldi ai miei nonni, si sono sposati per dispetto. La foto di quel giorno la tengo incorniciata in sala, è il miglior ricordo che ho di loro.

Che coppia, i miei! Mi hanno insegnato l’onestà sentimentale.

Hanno condiviso odio reciproco e gonorrea per quindici anni, e quando hanno scoperto di essere troppo vecchi e malconci per continuare a fare quella vita si sono uccisi, la stessa sera, avvelenandosi il cibo a vicenda, dicendosi le stesse identiche parole: “A immaginare di condividere altre giornate con te, ho pensato fosse più educato farti fuori.”

Che spettacolo di cena. Ancora oggi quando mangio pasticcio di pesce mi commuovo pensando a quei momenti.

Comunque, siccome sono un figlio infame, li ho seppelliti uno accanto all’altro, giusto per figurarmeli in un eterno fastidio coniugale.

L’amore, ora che ci penso, è un ottimo espediente di tortura.


Perdonami, prima mi sono perso nei miei racconti, ogni tanto mi capita. Pensavo, però, che mi piacerebbe, tra di noi, usare un termine diverso piuttosto che amore, credo sarai d’accordo. È più un gioco di contatto, il nostro. Una sorta di interazione profonda, ma non vincolante. Diciamo che siamo in una relazione libera. È improbabile, del resto, se non addirittura impossibile, che ci sia un nuovo incontro oltre questo, e non vorrei rovinare una bella esperienza con una catena camuffata da abbraccio, non so se mi spiego.

Mi viene da ridere a pensare a tutte quelle persone, là fuori, che si ostinano in relazioni monogame, eterne. Rapporti di fiducia reciproca, abnegazione al tradimento, e al divertimento, soprattutto. E noi invece siamo qui, nel silenzio di una mattina che tu, sono certo, non avresti mai immaginato. Io, ti confesso, ci speravo.


È buffo, non trovi, quanto possa cambiare una persona dopo un orgasmo. È come se quello che buttiamo fuori contenesse anche un po’ del nostro scarto emotivo. Dopo essere venuto sei sempre un pochino più docile. Non per molto, certo, ma quanto basta per sentire di aver abbassato le difese.

Ecco perché in questo momento sto bene con te. Non mi sento minacciato nemmeno un po’. È una bella sensazione.

Sai, da quando faccio questo mestiere non ho più molto tempo per costruire rapporti duraturi, anzi, mi rendo conto di non desiderarli nemmeno. La solitudine quotidiana è un passatempo che uno come me, che ama l’ordine e la precisione, apprezza enormemente. In una relazione abituale finisci per litigare per delle puttanate assurde: sulla disposizione dei cassetti, sulla puntualità, sulle proprietà degli oggetti domestici.

Ho un amico che ha tagliato la gola alla sua ragazza, Cinzia, perché lei non aveva rifatto il letto. Ti rendi conto? Il letto!

Lei era anche molto carina, belle gambe, bel seno, ed è un peccato che una così abbia deciso di incasinarsi la vita con un fidanzamento.

Negli anni mi sono fatto una mia personale teoria. La mia è una semplice metafora, ma la trovo efficace. In pratica, lei si era convinta di aver trovato la minchia d’oro. È un fenomeno che può avvenire anche in direzione opposta, quando qualcuno è convinto di aver trovato la figa d’oro. Si tratta di una sorta di sindrome che porta la persona a convincersi di aver raggiunto la pentola magica alla fine dell’arcobaleno. La cazzo di persona giusta.

Quando un individuo è persuaso di aver trovato la minchia o la figa d’oro, ecco che s’innesca un meccanismo di cancellazione della realtà, che lo porta a non vedere quanto quel rapporto sia dannoso. E poi finisce come finisce.

Sai cosa mi fa più ridere? Che se Cinzia tornasse in vita, sarebbe anche in grado di perdonarlo. Assurdo.


Scusami, l’ho fatto di nuovo e mi sono perso nei miei soliloqui. Mi succede di lasciarmi andare, ogni tanto, quando trovo qualcuno con cui riesco a venire più di tre volte. Mi piace l’idea di far schizzare fuori anche i pensieri. Con il mio lavoro, in fondo, non c’è mai un granché da chiacchierare, qualcuno che entra con un carrello, qualcuno che entra e ne porta via un altro. È tutto così freddo e insipido il sistema, che per fortuna posso gestirmi i miei spazi e le mie amicizie. Poi, chiaro, non è che vivo qui dentro. Quando stacco, alla sera, mi piace rifugiarmi al bar sotto casa e osservare la popolazione che scorre. Mi piace immaginare di capire in che modo si stanno rovinando la vita e in che modo l’amore è coinvolto in questo. Poi vado a casa e dopo cena scrivo. Tengo un diario, sai, a volte scrivo anche delle poesie.

Comunque, credo di esserti venuto dentro, almeno due volte. Mi è piaciuto, lo farei ancora, ma ora è giusto che ritorni alle mie mansioni. È stata una bella relazione libera, Stefania, davvero!


Bene, vediamo adesso chi c’è su questo lettino: o-oh, ma guarda un po’, Cinzia! Prima parlavo proprio di te, sai? Ora ti lavo per bene e sistemiamo questa brutta cosa che hai sul collo, che ne pensi? Eh, hai davvero un bel corpo, non c’è che dire!


Sai, c’è questo mio amico che ha una ragazza e Dio, quanto la odia quella troia…

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