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L’oracolo




“Fu sulla cima del monte Iriseth che si scontrarono. Non era riuscito a strappare la sua amata dalle tenebre. Quando prendi confidenza con l’oscurità, quando gusti il suo sapore perverso, allora il nero oblio diventa una dipendenza. Sapete qual è la verità? Che ha un gusto sublime. Perché nella luce esistono i limiti, ma nell’ombra tutto è concesso. Si può davvero parlare di male? O è meglio definirla… libertà?”

Il popolo stava seduto intorno al falò d’autunno. Ra’kaela, il Grande Oracolo, raccontava ancora quella storia, come accadeva una volta ogni anno. Così voleva la tradizione. La donna, di un’età indecifrabile, si lavò le mani con l’acqua della brocca di giada. Acqua pura e portatrice di verità, acqua che sgorgava dalla fonte proprio del monte Iriseth.

“Dingus era un guerriero eccezionale” continuò, “forte e vigoroso. Tentò di tutto per riavere l’anima della sua amata. Di tutto! E quando nemmeno il sacrificio della sua unica figlia funzionò, lui non si arrese. Percorse i sentieri maledetti di Iriseth, tra rovi e bestie della notte. Arrivò sulla sommità, dove c’era lei. E lì l’affrontò!”

Ra’kaela batté le mani sull’altare di pietra. Gli occhi blu cerchiati di terra rossa scrutarono ogni volto. Gli abitanti, gambe incrociate, avevano la pelle dipinta di bianco e di nero, a indicare la dicotomia del mondo.

“Dopo alcuni colpi a vuoto, Dingus venne scaraventato di lato. Lei non aveva riconosciuto il suo amante. Oh, ormai era devota solo alle tenebre. Ma ecco che accadde qualcosa di incredibile!” Il Grande Oracolo ora si aggirava tra i presenti, piedi scalzi che sussurravano al suolo e capelli neri che toccavano le caviglie. Alle ciocche era legati penne, ossa e gioielli.

“Ciò che accadde” disse Ra’kaela, occhi frenetici che punzecchiavano altri occhi, “ciò che accadde fu che giunse l’esercito del re! Le voci sulla maledizione avevano viaggiato fino al sovrano in persona. Gli uomini armati risero quando videro Dingus affrontare da solo il demone, brandendo nient’altro che una spada. Ma quello che non sapevano è che non era una spada normale. No, quella era Bar’av Lys, la spada forgiata nella luce! La spada che non l’avrebbe uccisa, ma riportata nel nostro mondo.”

Ra’kaela si muoveva come un felino. La fiamma del falò, per il vento o per l’energia, si mosse. Tutto ciò che era esterno a quel momento tacque, persino gli uccelli notturni cessarono il loro richiamo. Rimase solo il rumore dei passi della donna. Elettrica, continuò il racconto.

“L’intero esercito venne annientato. Lei era potenza, tempesta e devastazione. Lei era libera, custodiva in sé la ribellione del male. Il campo di battaglia era pieno di viscere, carne strappata e arti senza corpo. Il sangue aveva impregnato l’erba, l’odore dell’aria era veleno. Fu allora che Dingus, con le ultime forze, brandì Bar’av Lys e si avventò sul demone!”

Ra’kaela era tornata all’altare di pietra.

“Fu una vecchia, un’anziana senza nome, a fermare il potente Dingus! Una vecchia con occhi bianchi e penne di corvo tra i capelli. Bloccò la mano prima che la spada potesse colpire la creatura e pronunciò le antiche parole proibite. Lo disarmò e lì, sulla cima del monte Iriseth, il male s’impossessò del guerriero!” Le mani del Grande Oracolo si stagliarono verso l’alto. Chinò la testa all’indietro e chiuse gli occhi. Lentamente abbassò le braccia e si portò le mani sul petto. Riaprì gli occhi e tornò a parlare.

“Avvenne il più potente dei sortilegi: quello che unisce due anime nell’immortale bacio delle tenebre. Due anime che nella luce hanno saputo amarsi e che nell’oscurità uniscono la loro forza. Sono passati trecento anni da quel giorno e si dice che il guerriero e la sua amata siano ancora sulla cima del monte ad attendere altre anime perdute. Questa è la voce della leggenda.”

I presenti fecero per alzarsi e sigillare il rituale. Il mito veniva tramandato di generazione in generazione, e all’oracolo di quel momento spettava il compito di narrarlo.

“Aspettate!” urlò Ra’kaela con voce solenne. “Aspettate, perché oggi la leggenda non è conclusa!”

Sconcertati ma rispettosi, gli abitanti attesero.

“Ascoltate, perché la leggenda oggi è un presagio, e vi dico che io, il vostro Grande Oracolo, ho visto la nostra fine!”

Ra’kaela scattò in avanti.

“Ascoltate, perché le creature delle tenebre questa notte verranno a prenderci. Scenderanno dalla montagna, in cerca di noi. Di tutti noi. Abbracciate i vostri figli, ma non provate a fuggire, perché loro vi troveranno. Piangete e ricordate ciò che più vi allietato. Guardate in alto verso il cielo, volgete l’ultimo sguardo alle stelle. Assaporate il calore del fuoco, mentre attendete l’abbraccio dell’oscurità. Sentitevi persi e sentitevi liberi. Il male, alla fine, ha compiuto il suo volere. Questa è la nostra ultima notte sulla Terra.”

In lontananza, sul fianco del monte Iriseth, una scia nera di polvere e ombre.




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