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Centoventi milligrammi



Dicono che esistano forze inspiegabili, energie che collegano gli elementi sulla Terra. Vibrazioni che creano movimento, che scatenano intere catene di eventi secondo dinamiche che non sempre comprendiamo. Come un fiume bollente che scorre nelle vene del pianeta, pulsante e ritmato nella sua corsa frenetica che crea incognite e soluzioni.

Cosa muove il mondo?

L’acqua è bollente. Danny dorme nel lettino.


Siamo nate dallo stesso grembo, siamo venute alla luce lo stesso giorno. C’erano i raggi pallidi dell’alba, e mani calde che ci hanno accolto e posto nella stessa culla. Isabel e Magda, le mie due sorelle gemelle.

Isabel, fin dai suoi primi istanti di vita, aveva il volto occupato da un immenso sorriso, e crescendo non perse la sua gioia. Sorrideva per tutte le piccole cose: la rugiada sui fili d’erba, i pulcini che beccavano le briciole, le tazzine dipinte a mano. Amava ogni singolo dettaglio del suo passaggio terreno. Magda era una bambina più chiusa e taciturna. La sua introversione venne associata a un minore interesse nei confronti del mondo circostante. Ma per Magda quella non era assenza di curiosità: era una visione del tutto personale della realtà.

Per anni la nostra casa in campagna venne colpita da eventi misteriosi: sparivano i conigli, il grano marciva, lo steccato delle capre si spezzava, le mangiatoie erano piene di vermi, i fiori appassivano. Si dava la colpa al caso, ai vicini, a qualche teppista. Ma io sapevo, io sentivo.

Un giorno, Magda venne sorpresa a disegnare figure oscure, con corna, artigli e occhi spaventosi. Le pareti della camera da letto erano macchiate del suo tormento. Avevamo nove anni. Quando i miei genitori si chiesero come punirla, io supplicai di non picchiarla. Vedevo ancora l’innocenza di una bambina, quel barlume di speranza di cui tutti mi avevano sempre parlato. Ma Isabel, la dolce Isabel, interruppe le urla con la più pericolosa delle soluzioni: la sincerità.

“La signora Robin, la nostra maestra, dice che ci sono dei posti dove curano i matti.” I miei genitori smisero di urlare.

Mi ricordo Magda immobile. Il suo volto non venne attraversato da alcuna emozione, come se quello fosse un fato dovuto. O voluto. Io supplicai di nuovo, ma venni messa a tacere. Così, Magda venne mandata in una clinica. Ricordo un singolo particolare, prima che uscisse di casa per iniziare una terapia lunga nove mesi: ricordo lo sguardo che rivolse a Isabel.


Verso l’acqua nella tazza, aggiungo il tè.


Cosa muove il mondo? Non trovai risposta fino alla vigilia di Natale, nove mesi dopo. Magda tornò a casa. I capelli tagliati corti, le occhiaie sulla pelle di porcellana, un corpo ancora più esile, gli ematomi coperti dalle maniche lunghe. Nessuno seppe mai cosa le fecero là dentro. Nessuno chiese mai, nessuno volle mai prendersi la responsabilità di capire.

Magda era guarita, dicevano. Il dottore aveva spiegato che un periodo di riadattamento era del tutto normale. Ma io la vedevo, quella scintilla di fuoco negli occhi azzurri, quel piccolo faro in lontananza, fermo immobile in mezzo alla tempesta, sicuro di resistere anche sotto l’onda più potente.

L’apparente felicità dei miei genitori non durò a lungo. Magda, seppur composta ed educata, era diventata ancora più apatica e insensibile. Passava ore seduta in cortile, senza dire una parola, senza rispondere a una domanda. Se qualcuno provava a farle una carezza, lei si scansava, quasi il contatto umano fosse diventato tossico. Non passò molto tempo prima che venisse del tutto ignorata. Ancora una volta, nessuno si prese la responsabilità di capire. Isabel, invece, era la più accudita delle tre. Il suo perenne sorriso era contagioso, e tutti lodavano il suo animo gentile e la sua eleganza sempre più evidente.

Era un venerdì pomeriggio. I miei genitori scesero dalla carrozza e mi porsero un regalo, un cappello ricamato a mano. Chiamarono Isabel per darle il suo, ma lei non rispose. Trovarono Magda sul bordo del pozzo, che fissava nel profondo. Il corpo di Isabel non venne mai recuperato.

Cosa muove il mondo? Il dolore. Il dolore è il primo motore che muove il mondo.


Butto la polvere nella tazza.


La fattoria maledetta venne abbandonata e Magda rimandata in clinica, questa volta per cinque anni, decisero. Scappò dopo sette mesi. Nessuno ebbe più sue notizie.

Poco dopo i miei genitori scomparvero in un misterioso incidente, e i loro corpi, proprio come quello di Isabel, non furono mai ritrovati. Io vissi con gli zii, fino a che raggiunsi l’età per sposarmi e me ne andai per costruire una mia famiglia.

Una sera, mio marito mi lasciò e se ne andò con un’altra donna. Per la prima volta ebbi la completa responsabilità di un’altra vita. Mi contattarono un anno fa per dirmi che mio marito era scomparso. Non indagai, non lo fece nessuno. Supposizioni. Solo supposizioni. Eppure io sapevo, io sentivo.

È la vigilia di Natale e questa mattina ho trovato una lettera. Non l’ho aperta. Non ce n’è stato bisogno.


Arsenico bianco, un veleno chiamato la polvere degli eredi.


Ho una deviazione interna. Tra le viscere, tra i pensieri incastrati in una ragnatela. Sono la vedova nera velenosa e mortale. Ho un bivio tremolante, sulla mia mano incerta, sul manico di questa tazza. Ho una diramazione di intenzioni, l’incertezza del giusto e sbagliato, del bene e del male. Sinapsi che si scontrano con violenza, un caos cerebrale senza mezzi termini. Sono l’unica onda dell’oceano che può far crollare il faro.

Ho il potere e la responsabilità della scelta. Ho esaurito il tempo.

Bussano alla porta. Respiro. Mi alzo per aprire, il manico della tazza ancora stretto tra le mie dita.


Centoventi milligrammi, sciolti nell’acqua calda aromatizzata. Centoventi milligrammi, la dose letale.


Guardo lui, guardo la mia creatura. Danny stringe una delle sue piccole mani, accenna un sorriso, lo stesso di Isabel, e torna a dormire. Appoggio la tazza sul tavolo, nel posto per gli ospiti.

L’amore. L’amore è il secondo motore che muove il mondo.

“Ciao, sorellina.”

“Ciao, Magda. Accomodati, bevi una tazza di tè.”

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