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Braccato (Parte 2)




“Alan, mi stai facendo paura.”

Ma come, Meggy? Divori tutti i miei libri e adesso mi dici che ti spavento?

“Lo so, è solo che il modo in cui racconti le cose, la tua voce. Il tono. Non lo so, Alan, ma mi hai messo i brividi.”

Ok… dai, per questa sera basta.

“Alan…”

Meggy.

“Però l’idea del registratore è figa. Ma di chi è la voce? È di Ale? Cesco?”

Meggy…

“Sì?”

Quella di Yuri Camposanti non è una storia inventata. La voce che senti nel registratore è davvero la sua.

“E la storia degli gnomi e delle luci nere, te la raccontava davvero tuo nonno?”

Già.

“Ho bisogno di bere.”

Andiamo a bere.


Sei in silenzio da mezz’ora, ti ho davvero così turbata?

“Ma no, Alan, scusami! In realtà stavo ripensando al tuo racconto. C’è una cosa che non capisco.”

Avanti, dimmi. Vediamo se so risponderti.

“In pratica, tu hai detto – cioè, tuo nonno – che quando di notte c’è tanta luce, gli gnomi volanti vanno a caccia di mostri.”

L’ho detto, sì.

“Ok, ma non mi è chiara una cosa. Se i mostri posso capire siano una metafora delle ombre e delle nostre paure, gli gnomi volanti cosa dovrebbero essere?”

Va bene, immagina la scena: sei da sola per strada, cammini in questo viale e vedi la tua ombra girarti intorno. È l’effetto che si crea quando ti sposti da un lampione all’altro. Ti fermi sotto una luce, come fosse il tuo sole allo zenit. Guardi in basso e la tua ombra non c’è. La tua mente razionale sa perfettamente che l’ombra è sotto di te, ma in quel momento senti un fruscio. Un piccolo tocco alle tue spalle. Non sai definire da dove. Ti volti, ma non vedi nulla. Riparti, spinta anche dalla suggestione, e noti che l’ombra ti sta di nuovo girando intorno. Ora, però, ogni volta che passi sotto un lampione o sotto una luce qualsiasi, ti accorgi che quel tocco è di nuovo lì. Una foglia? Un topo? Un insetto? Dura un istante. Ti volti e non c’è niente. Ma la tua ombra è di nuovo lì. Se n’era andata? Non lo sai. Prima che tu possa controllare, vieni distratta dal tocco. Di nuovo distratta dal tocco. E da quel momento in poi non puoi più fare a meno di sentirlo.

“Sono gli gnomi volanti che rimettono l’ombra al suo posto?”

Sono proprio loro.

“Quindi nessuno sa se esistono.”

Me l’hai chiesto davvero?

“Ah… va beh, ho capito! Ci sono ancora due cose che non mi tornano.”

Va bene, detective, domanda.

“Scemo. Allora, punto primo: perché tuo nonno ha preso il registratore e se l’è tenuto?”

A dire il vero, questo non lo so.

“Non lo sai o non vuoi dirmelo?”

Non lo so. La seconda cosa che non ti torna?

“Mmh… comunque, è la pozza di zolfo e ammoniaca. Perché si è inventato quella cosa quando ha chiamato la polizia?”

A dire il vero…

“Non sai nemmeno questo.”

Esatto.

“Va bene, ho capito. Non vuoi dirmelo! Magari lo leggerò nel tuo prossimo libro.”

Può essere. Andiamo a fare due passi, ti va? Ho bisogno di fumare.

“Andiamo, sì.”


“Luna piena e notte luminosa. La serata giusta per farmi spaventare. Fino a due ore fa avrei pensato fosse una scenografia romantica. Complimenti, Alan Pareto, come secondo appuntamento non stai andando male.”

Noto una vena leggera di sarcasmo.

“Sei molto attento.”

Già!

“Perché fai quella faccia?”

Perché stai controllando la tua ombra.

“Alan…”

Meggy.

“Tu pensi che i mostri esistano davvero?”

Credo di sì. Non lo so che forma abbiano, ma so che esistono. Non voglio scadere nel discorso banale del male che si annida dentro di noi, credo piuttosto che la questione sia più fisica di quello che pensiamo. O speriamo. Mi chiedo, e se davvero esistesse un mondo che si nasconde ai nostri occhi, nel quale l’oscurità delle nostre azioni alimenta queste bestie oscure? Un mondo nel quale la nostra cattiveria è letteralmente il loro cibo? Se esistessero davvero dei guardiani indistinguibili che rimettono a noi le nostre ombre? Se venissimo a sapere che il modo migliore per vivere non è liberarsi della nostra negatività, ma fare in modo che ci rimanga dentro?

“Ma in questo modo non ci faremmo del male da soli?”

Forse sì, ma quanto male risparmieremmo agli altri?

“Quindi l’antro oscuro nel quale gli gnomi volanti rimettono i mostri…”

Siamo noi.

“Questa idea mi fa ancora più paura.”

Sarebbe strano il contrario. Qualcuno lo chiamerebbe karma. Qualcuno punizione divina. Io credo sia qualcosa di molto meno spirituale. Noi siamo solo dei contenitori senzienti di oscurità, che vivono in una luce di cui credono di far parte. Il nostro compito non è quello di fare del bene. È quello di contenere il male. Se falliamo in questo, smettiamo di essere utili. Le ombre ci divorano e i guardiani ci lasciano lì, come cocci di un vaso inservibile.

“È un’immagine terribile, Alan.”

Terribile, certo, ma davvero così distante dal vero?

“Non ci avevo mai pensato. Questa storia mi mette i brividi e allo stesso tempo mi monta dentro una strana rabbia.”

In che senso?

“Non so spiegartelo. Mi sta venendo in mente di quando ho litigato con mia madre ieri sera e di quell’idiota di Fede che mi ha spaccato il vetro del telefono.”

Vai avanti.

“Ho come una strana voglia di sfogarmi su di loro. Non ho mai avuto questo tipo di pensieri. Mi spaventano…”

Lo sento, non fermarti.

“E poi… Alan, hai un’espressione spaventosa…”

Oh! Scusami, tesoro. Sai, la fame.

“Fame?”

Sì, Meggy. Fame.




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