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Braccato (Parte 1)




Yuri Camposanti morì nella notte tra il 22 e il 23 gennaio 1989.

Venne ritrovato l’indomani mattina, in una pozza di zolfo e ammoniaca a poche centinaia di metri dalla sua abitazione. A rinvenire il corpo fu un vecchio contadino con l’abitudine di aspettare l’alba. Chiamò la polizia, descrivendo ogni dettaglio di quella scena, ma quando la volante e l’ambulanza arrivarono, il corpo di Yuri Camposanti era asciutto e intorno a lui non c’era nemmeno una goccia d’acqua, né di qualsiasi altro liquido. Il vecchio non parve stupito e ai commenti degli agenti rispose che l’età gli aveva giocato un insolito scherzo, forse per via del ritrovamento traumatico.

Yuri Camposanti venne dichiarato morto per infarto e il caso dimenticato pochi giorni dopo.


Sono passati trent’anni dai fatti di quella notte e il motivo per cui te ne parlo è strettamente correlato a ciò che ho scoperto nella soffitta di mio nonno Abele, il vecchio che quella mattina rinvenne il cadavere. Qualche giorno prima di morire, all’età di novantatré anni, mio nonno mi chiese se ricordavo quella storia che mi raccontava quando ero piccolo. La storia degli gnomi volanti e delle luci nere.

L’ho sentita almeno mille volte, ogni sera nonno Abele modificava certi dettagli, ne aggiungeva alcuni e ne ometteva altri. Lui diceva che un bel racconto, per essere tale, non è fatto dei dettagli che lo compongono, ma delle sensazioni che suscita. Da piccolo, è ovvio, non comprendevo il significato di quell’idea, ma è chiaro come quelle parole siano diventate parte del mio modo di intendere la scrittura. E il mondo.


La storia degli gnomi volanti e delle luci nere parla di mostri e di guardiani.

Ogni notte accadono molte cose, sempre diverse, spesso incomprensibili. A volte paurose, altre volte affascinanti.

Nelle notti in cui ci sono tante stelle e la luna è luminosa, stai più attento! Quando c’è tanta luce vuol dire che qualcosa è scappato e che in molti lo stanno cercando. Tanta luce di notte significa che la caccia è aperta. Significa che qualcuno di molto, molto pericoloso si aggira per le nostre strade.

C’è da preoccuparsi? Di solito no. A rimettere i mostri nei loro cunicoli sporchi e bui ci pensano gli gnomi volanti. Non sappiamo se sono davvero degli gnomi volanti, perché sono troppo veloci e non riusciamo a vederli bene, ma ci piace chiamarli così. Il loro compito è quello di stanare, braccare, intrappolare i mostri che escono dalle luci nere. Quando un mostro scappa dal suo recinto, quando esce dalla sua luce nera, lo fa perché sente l’odore delle nostre ombre. I mostri bramano il gusto della nostra carne malvagia. Ecco perché quando siamo arrabbiati, tristi o agitati non dovremmo mai andare in giro da soli, specialmente di notte.

I mostri non hanno forma. Mutano con la tua tensione, sentono il tuo battito cardiaco. Diventano più grossi ogni volta che la tua paura aumenta, svaniscono quando ti dimentichi di loro. I mostri non esistono, ma augurati che non ti prendano mai.

Prima di addormentarti, mi diceva mio nonno, pensa alle cose più belle che hai fatto durante la giornata. Pensa alle cose che hai mangiato, pensa agli amici con cui hai passato il tempo. Pensa ai colori, pensa alle cose che ti rendono felice. Addormentati ridendo, mai triste. Non basta tenere la porta chiusa, mi diceva, loro non rispettano le leggi fisiche di questo mondo. Ad ogni modo, puoi stare tranquillo. Ricorda sempre che a tenere a bada i mostri ci pensano gli gnomi volanti.

Avevo sette anni quando mi raccontava queste storie.


Nonno Abele non era una persona facile. Negli ultimi vent’anni di vita, un po’ alla volta è stato abbandonato da tutti gli altri membri della mia famiglia. Alla fine dei suoi giorni, accanto a lui ero rimasto solo io. Neppure un figlio, nessun altro nipote.

Durante l’ultima chiacchierata, prima che morisse, gli ho chiesto come vivesse questa situazione. Lui mi disse una cosa che, di primo acchito, mi ha stonato parecchio. Ripensandoci ora comincio a capirne il senso. È meglio la certezza della solitudine, che l’angoscia di non sapere chi siano i tuoi nemici.

Mentre gli altri credevano di allontanarsi, era lui a farsi piazza pulita intorno. Era un illuminato che raccontava storie oscure. Un paradosso che ho sempre adorato.


Ti racconto queste cose perché, vedi, per uno scrittore di gialli non è mai il crimine il soggetto delle storie; lo è, invece, la scena del delitto e il modo in cui i delitti vengono commessi. Mio nonno Abele, per motivi che ancora non ho compreso, ha trafugato una prova quel giorno e l’ha tenuta nascosta per tre decenni. Un vecchio registratore che ho trovato nella sua soffitta, ancora funzionante, con le ultime parole di Yuri Camposanti. Parole che cambiano di netto i fatti.


Click.


Qualcuno… qualcosa… mi sta seguendo. Mi sono addosso, li sento. Sento il loro odore.



… continua




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