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Andreas è perso




Sullo schermo di un ignaro impiegato appare una schermata bianca. In alto a destra un bottone rosso. Non stesse lavorando da solo chiederebbe aiuto ai colleghi, ma nelle sue condizioni attribuisce la colpa alla rete o a qualche virus. Tenta di spegnere il computer, fallisce. Tenta ogni combinazione di tasti da lui conosciuta, ma niente sembra funzionare. Appare un piccolo quadrato in alto a sinistra, una finestra che mostra la sua postazione ripresa da dietro in quello stesso momento. Si gira, non ci sono telecamere. Non c’è nessuno. Si manifesta una scritta: Se abbandoni la tua postazione un uomo morirà. Bloccato dal panico, rimane come un ebete a fissare quella finestra e quel bottone rosso. Pochi secondi e davanti ai suoi occhi comincia a comporsi un testo.


Fai molta attenzione! Tu sarai l’ago della bilancia di questo mio piccolo progetto personale. Di che si tratta? È presto detto. Qui con me, a farmi compagnia fin che morte non ci separi, c’è Andreas. Devo scusarmi per la maleducazione, l’entusiasmo mi fa dimenticare le buone maniere. Io sono Pablo, uno qualunque con l’hobby dell’omicidio. Parliamoci chiaro, non arrivo da un’infanzia di abusi o da una vita colma di drammi. Uccidere è una mia caratteristica, ogni tanto mi piace prendere una persona e definirne i contorni temporali dell’esistenza. Tu, fulcro dell’epilogo del mio hobby, non puoi farci niente. Per essere precisi, qualcosa puoi fare, ma la tua decisione non mi toglierà il desiderio di coltivare questa passione per la filantropia inversa. Cominciamo? Per Andreas, ho scelto come luogo di interazione un garage di un edificio abbandonato in pieno centro. Per prepararlo mi ci sono volute due settimane lavorando solo la sera. Ho messo dei teli alle pareti, al pavimento e al soffitto. Ho installato delle luci da set fotografico che puntano dritto al centro dello spazio a disposizione. A causa della mancanza di corrente, ho dovuto far noleggiare un gruppo elettrogeno a uno sconosciuto in cambio di cinquanta euro. Un curioso clochard con cilindro, bastone e puzza di morte. Se non ricordo male si è fatto chiamare Conte. O era Barone? Non importa, tu resta concentrato. Al centro, una sedia di design che poi dovrò bruciare, non sai che dispiacere. Ci starebbe bene a casa, vicino alle ceneri di Jenny. Ma questa è un’altra storia. Tutto attorno, foto appese della futura vittima. Sempre che tu sia d’accordo. Non ti ho spiegato una cosa importantissima, sarai tu a decidere se Andreas vivrà o meno! Lo so, sono troppi dettagli, andiamo in ordine, altrimenti perdo l’eccitazione. Le foto rappresentano esteticamente la vita di quest’uomo. Una foto del suo primo lavoro da dottore. Il suo viaggio in Africa come chirurgo volontario. La sua famiglia e i suoi tre splendidi figli. La sua opera di volontariato in parrocchia tramite Caritas. Le sue conoscenze di tutte le età. Lui davanti alla locandina di un film dove ha fatto da comparsa. I suoi pochi amici fidati. Davanti alla sedia, distanziato di circa un metro e mezzo, un tavolino. Dietro al tavolo ci sto io, che ti sto scrivendo. Sul ripiano del Melltorp – lo trovi a quarantacinque euro da Ikea – sono riposti, in ordine di affetto: un coltello da trancia, un coltello da pesce, un bisturi, un piccolo lanciafiamme homemade, un taser da centomila volt, uno scarpone, sale, uno strappa-unghie e un tirapugni. Ordine inverso, chiaramente. In alto a sinistra, al posto della ripresa dell’impiegato, appare il primo piano di un uomo. Ben curato, capelli castani e sguardo saturo di paranoia. Sulla bocca uno straccio che gli impedisce di proferire verbo. È Andreas. Il monitor ricomincia a riempirsi di parole.

Tutto molto semplice, io ti racconterò chi è la persona che sta dietro a quel primo piano e tu, a ogni mia domanda vivo o morto? dovrai cliccare quel pulsante rosso. Due volte per la sopravvivenza, una volta per il giudizio definitivo. Se alla fine della descrizione le sentenze di morte saranno maggiori delle scelte opposte, sai come finirà.

Dovrai essere onesto, altrimenti Carla e la piccola Jasmine dovranno proseguire il viaggio su questa terra senza il loro baluardo. Non provare a manomettere il mio passatempo, ci tengo molto. Potresti anche riuscire nell’impresa, ma, a meno che tu non sia un demonio impagliatore, la tua vita si concluderebbe oggi. Cominciamo. Andreas è una persona meravigliosa. Dopo aver curato un amico nell’istituto tecnico dove studiava, decise che migliorare la vita alle persone sarebbe stata la sua missione. Inizia come volontario per la Croce Rossa, studia durante le superiori per prepararsi al percorso accademico di Medicina. C’è persino un video dove recita il giuramento di Ippocrate lasciando cadere lacrime tronfie di commozione. Alla fine degli studi e del tirocinio obbligatorio cerca di diventare un luminare, partecipando, senza compenso alcuno, a test su malattie rare. Teorizza poi un trattamento per lenire l’epilessia in modo definitivo. Raccoglie fondi per il sostegno agli ex tossicodipendenti nel reinserimento nella società. In collaborazione con una grande azienda farmaceutica fa produrre un farmaco di sua intuizione contro l’asma. Per essere un dottore, è sicuramente uno dei migliori di quest’epoca. Come detto pocanzi, queste informazioni possono definire quest’individuo come una persona meravigliosa.

La schermata si fa bianca, solo una scritta al centro del monitor. Vivo o morto? Intanto il primo piano dell’uomo si fa sofferenza. Spalanca gli occhi come stesse patendo un dolore intenso e acuto. Clic, clic. Andreas è un lurido verme. La sua fama medica è dovuta alla compravendita di vite per il proprio tornaconto. Ha pagato di tasca propria decine di viaggi in un paesino dimenticato da Dio e dall’uomo in Congo. Paese devastato dalle guerre civili, causate dalla ricerca del coltan.

In Kowesi, ex provincia del Katanga, Andreas finanziò un ospedale da campo. Tra le braccia dei più corrotti membri di Emergency, sperimentava medicinali ancora instabili su bambini impiegati nelle miniere. I cosiddetti schiavi volontari. Riempiva le bacheche di tutti i social con simpatiche foto da padre salvatore di bimbi congolesi, mentre altrettanti infanti morivano fra atroci sofferenze a causa della sua malsana ricerca. Si improvvisava chirurgo, sebbene non fosse la sua specializzazione, sezionando malcapitati che necessitavano di cure. Rideva mentre apriva quei corpicini trattati come bovi al macello. Qualcuno si salvava, ma erano così pochi che il dubbio sull’opera del dottore rese gli autoctoni sospettosi. Quando qualche volontario, allarmato dalle donne di quel villaggio, tentò di fermare il parco giochi di Andreas, apparve l’ebola. Nello specifico, i volontari minacciarono di denunciarlo e così, per un motivo non del tutto chiaro, furono bloccati sul posto. Il dottore scappò con la promessa di tornare presto, mentre un manipolo di soldati delle schiere ribelli tagliò i ponti del paese con l’esterno. In quel momento venne introdotta l’ebola. Morirono sessantasette bambini sotto ai dieci anni a causa dei medicinali veleno. Morirono nove bambini sotto il suo bisturi. Due terzi della popolazione se li portò via l’ebola. In patria veniva premiato come un eroe, mentre a migliaia di chilometri urla straziate dalla fine solcavano feroci le vite di uomini, donne e bambini. Resoconto di un mese di attività. Questo fu il primo dei trentaquattro viaggi che l’uomo seduto con me organizzò e fece. Nessuno da allora si intromise nelle azioni umanitarie del dottor Andreas. Toglimi una curiosità, vivo o morto?

La testa dell’uomo fa un movimento innaturale e scattoso. Subito dopo, gli occhi chiusi. Sembra roteare lentamente il cranio come chi riceve un forte urto. Clic. In quest’epoca rubata dai social vi sentite tutti scrittori. Una volta era molto più semplice per gente come me. Conosco le dinamiche umane e so che in questo momento ti stai appellando alla logica. Ipotizzi che sia tutto uno scherzo. Stai pensando con superiorità che questo giochino sarà presto finito e potrai tornare a casa. Lo sai che Jasmine ha perso il suo primo dentino? Io sono un’ottima fatina dei denti. Sai chi è Andreas? È un padre di famiglia. Forse, come te. Fa tutto il possibile per dare dignità alla propria famiglia. Cerca di trattare come merita la propria moglie, cercando collaborazione e sostenendola nei suoi progetti. Ne cerca le attenzioni facendola sentire desiderata. Insegna alla propria prole i principi giusti e onesti della vita, tramite il gioco. Ci tiene ai momenti di famiglia, come cene e compleanni. Non dimentica un anniversario. Quando è a casa s’incarica della metà dei compiti di gestione per il sostentamento di tutti. Qualche volta sorprende moglie e figli con regali non troppo costosi, ma sempre azzeccati a seconda del momento. Cucina, è un buon amante senza pretese particolari, non alza mai la voce. Agli occhi delle famiglie amiche risplende per bravura. Lo definiscono un esempio. Prima di farti la mia domanda preferita, ti consiglio di guardare bene quella faccia. Potresti essere tu. Gli strapperò un’unghia, tanto ricresce nel caso tu lo salvassi.


Il volto sembra subire una pressione dall’interno da far scoppiare le vene attorno alle tempie. Le mandibole così serrate sullo straccio in bocca da far notare i muscoli tesi fino all’attaccatura dei capelli. Gli occhi accecati da un dolore così forte che sembra si sia rotto il cuore.


No, nessuna domanda. Aspettiamo un po’. Purtroppo, per le persone normali come me, l’orgasmo porta a un momento refrattario. Strappargli l’unghia è stato divertente e purtroppo ha fatto perdere potenza al tuo clic sulla vita o sulla morte. Scusami, starò più attento. Dicevamo, Andreas è un ottimo padre di famiglia. Tanto quanto uno dei peggiori figli di puttana al mondo. Alle spalle della moglie coltivava giochi pericolosi con giovani amanti. Era bravo con le parole e ingannava ogni donna che avesse determinate caratteristiche. Le sceglieva molto giovani, belle, emancipate e con un’innata curiosità verso l’estremo. Bada bene, curiosità, non passione.

Alla moglie raccontava di dover andare a fare una lezione, organizzare qualche viaggio, oppure una raccolta di fondi. In effetti non mentiva. Lì procacciava ragazzine, le faceva sentire speciali. Raccontava loro quanto fosse improbabile trovare cotanta bellezza interiore in anime così giovani. Una volta che l’accesso al loro animo era stabilito, le circuiva facendo loro da mentore. Il tutto per stabilire un senso di riconoscenza in queste malcapitate che, per ripagare l’uomo di tanta generosità, si offrivano nei peggio giochi di umiliazione. Queste erano le volontarie dei suoi progetti. Apparivano gentili angeli agli occhi dei propri genitori. Angeli guidati da una persona così impegnata da non potergli negare ogni fiducia. Non sapevano che finivano per sopportare sputi, legacci e violenze dal proprio mentore. Sai una cosa? La sua manipolazione era così fine che queste ragazze erano convinte di cedere per propria volontà. Le rendeva invidiose della consorte. A tutte diceva quanto fosse difficile per lui, visto che amava così tanto la moglie. Ed era vero, amava la propria prestazione da marito. Quel che non otteneva con l’impegno lo rubava dal ventre di fanciulle senza peso. Nessuno ha mai messo in dubbio il bene che portava alla società quest’uomo. Molti, cercando di imitare quest’eccellenza, divennero delle persone belle. Belle davvero! Il suo esempio fu dirompente con tutti. Chi lo seguiva cercava di migliorarsi. Nacquero, collaterali ad Andreas, decine e decine di persone reinventate nel segno dell’altruismo. Persone che realmente aiutarono altre persone. Persone che senza quel dottore che amava leccare i segni rossi del frustino su natiche di appena due decadi non sarebbero esistite. Cosa facciamo, vivo o morto? Una mano invade lo schermo a folle velocità, imprimendo tutta la forza nella zona occipitale e rompendo il sopracciglio. Per un attimo il partecipante del gioco sorride. Pensa che se lo sia meritato. Con un brivido di piacere agisce sul bottone rosso. Clic. Ti ho visto sai? Ora ti sta piacendo. Ora ti senti il giustiziere di questa società. Uno che è in grado di analizzare la bilancia del bene e del male per dare la propria soluzione. In fondo ti bastano un paio di clic. O forse uno solo. Potresti ancora salvarlo, lo sai? La prossima volta che ti verrà posta la stessa domanda, se deciderai di salvarlo lo lascerò andare. Non sai con che dispiacere, ma il gioco è questo. Voglio dirti che Andreas è un amico fidato. I suoi due migliori amici non li ha mai traditi. Li ha scelti stupidi e potenti. Soprattutto, li ha scelti corrotti. Il farmaco da lui intuito ha portato alla quasi totale scomparsa dell’asma in tutto il sud Europa. Poco importa se i nuovi atleti senza asma moriranno verso i cinquant’anni di trombosi. Poco importa se lui e l’azienda con cui ha collaborato lo sapevano. Anche i carcerati hanno guadagnato dalla magnificenza dell’illustre Andreas. Permise loro di uscire dal carcere per un laboratorio d’arte dedicato a Giacometti. Ho sempre pensato che le sue opere fossero eternamente agonizzanti. Ma quest’atto di volontariato non nascondeva secondi fini. Anche gli umani dai risvolti terrificanti come Andreas hanno rispetto per l’arte. Ultima domanda. L’impiegato sa già cosa fare. Non gli importa del vero o falso, se sia uno scherzo o il parto di una mente malata. Vuole uccidere. Vuole la giustizia. Pronto con il mouse, attende sul pulsante rosso, tenendo d’occhio Andreas e il susseguirsi di smorfie di dolore alla vista disumane. Sente l’acquolina in bocca, sa di fare la cosa giusta. Non c’è gusto maggiore di uccidere nel nome di una giusta causa. Lo sa bene Andreas. Lo sanno tutti in questo gioco. Un’ultima cosa, Andreas è morto ore fa. Il video che vedi è registrato. Sai perché l’ho ucciso? Perché non mi stava simpatico. Davvero, l’ho visto e non lo sopportavo.

Tutto ciò che ti ho raccontato è una bugia. Tu non avresti esitato, vero? Mai e poi mai l’avresti salvato. Perché era diverso da te. Ma dimmi, se ho ucciso per antipatia, cosa potrei fare con chi si arroga il diritto di vita e di morte nascondendosi dietro alla maschera della moralità? Cosa potrei fare a chi dal proprio schermo si sente superiore, appagato dal proprio senso del giusto? Io ho ucciso per antipatia, non per eroismo. Non sono Dio. Ultima domanda: tu?


Lo schermo completamente bianco. Solo la scritta Tu? al centro e quel bottone. Clic.

Cervella e sangue su un monitor spento.




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