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Accendi la luce



Un po’ alla volta, la notte si rigira su se stessa.

Il buio, dovresti averlo imparato, non tace mai, e rimbomba nelle viscere, sibilando, scricchiolando e portando in superficie entità che non sapevi ti abitassero accanto.

Le foglie chiedono al tramonto di essere accartocciate, pur di non vivere il buio dell’inverno. Non vibrano al vento notturno, chiedono solo una morte silenziosa. Tu sei una foglia, e sei il peso della paura che ti stacca dall’albero.

Chiudiamo gli occhi per ingannare l’oscurità, ma non ha bisogno di essere vista per entrarci dentro. Stringi le palpebre fino a farle sanguinare, fino a che ti bruciano le cornee. Stringi i denti fino a scheggiarli. Comprimiti e ritorna feto tremolante nel tuo letto ghiacciato, fuggi con la mente e immaginati altrove. Cerca la luce, inventa colori e suoni che ti siano familiari. Scappa dall’ombra, non guardarla mai.

Tu non sei pronto per incontrare il nero, e prega di non esserlo mai, perché, quando senti di poterlo avvicinare, lui si è già insinuato nei tuoi respiri, nei tuoi pensieri.

Distraiti! Il buio ti smembra dalla mente.

Chiudi le mani e spingi le unghie nella carne fino a quando i tuoi nervi non iniziano a urlare più forte dell’ombra. Non muoverti mai di scatto, non lasciare punti indifesi, porta le gambe al petto e chiuditi fino a schiacciarti le costole addosso ai polmoni. Non fiatare, non emettere suoni che facciano capire che sei sveglio.

Il sonno, devi cercare di arrivare al sonno.

Si può sopravvivere al buio, ma segui attentamente ciò che ti dico. Contrai i muscoli fino a sfinirli, togli ossigeno alla mente, quanto basta per perdere i sensi.

Il buio è la sua brama di vite, dio e sacerdote, bisbiglia litanie caotiche, feroci e in attesa di vittime sacrificali. Riduci il fiato al minimo essenziale, tieni la testa coperta. I servi della notte sono viscidi e insidiosi, sanno braccarti, sanno trovarti, sanno sbranarti.

Nelle tenebre tu non sei chi supponi di essere, sei solo un corpo da immolare alla dea oscura. Bottino di caccia per demoni immateriali, capaci di morte e sevizie, capaci di fare a brandelli ricordi e bagliori di lucidità cerebrale.

Dormi, adesso, prima che la tossina ti arrivi all’anima, prima che anche il tuo spirito venga corrotto dal cieco predatore.

Scappa, ma non ti muovere, non tremare, non esistere.

Resta al coperto, resta rinchiuso in te stesso e non fare nulla che lasci intendere che sei ancora sveglio. Dormi, e se non riesci a dormire fingi.

Resisti all’oblio, resisti alla quiete che il buio ti sta proponendo. È subdola calma che cerca di avvincerti in questa tua tomba di carne e spaventi.

La notte ti mette alla prova, ti chiede la mano e ti abbraccia leggera. È una sposa malvagia, la notte, che vuole insinuarsi nelle pieghe del tuo terrore, vuole uccidere Morfeo, vuole impedirti il sogno, vuole scannarti la ragione prima che il sole ritorni a difenderti. Non crederle mai!

Non credere alla nebbia nera del crepuscolo, è poesia omicida. Aggrappati alle tue stesse ossa, rompi le giunture se questo ti permette di stringerti ancora di più. Non lasciare spiragli, non lasciare appigli, non lasciare vie per le spie della tenebra.

Sogna, inventati un mondo che porti la luce, inventati spazi più vasti, cieli più tersi, inventati amici reali.

Non rilassarti! Rigido sempre e guardingo, ma senza che gli occhi si avventino alla ricerca di forme o movimenti, non seguire i suoni, non ascoltare le sensazioni.

Mani eteree passano le loro dita affusolate sulla tua sagoma per capire dove infliggerti il dolore più forte. Sono esseri immondi, quelli che abitano il buio, entità maligne, le figlie dell’oscurità. Ma sono tanto, tanto affascinanti.

Scappa, finché il cuore non ti sanguina, ma non muoverti da dove sei. Usa la mente, sfinisciti e portati al sonno naturale, ma non rilassarti. Il sonno è la tua unica ancora di salvezza, finché l’alba non giunge a distruggere il regno della notte.

Urlano e straziano il vuoto, gli spiriti vigili che ti stanno cercando. Tu resta immobile, immobile, immobile.

Il sonno è attesa tremenda e feroce, ma è tana sicura quando sei preda. E tu sei la preda, e ti stanno stanando.

Stai cedendo, pezzo dopo pezzo, i tuoi muscoli stanno vibrando per lo sforzo, le tue ossa chiedono pietà, la tua carne, la tua mente, la tua volontà sta svanendo di un millimetro alla volta.

Dove passa un filo d’aria passa il buio, e dove passa il buio entra violenta e rabbiosa la notte, e la notte è affamata.

Succulenta è la paura che ti scorre tra il sudore e la pelle, è tangibile e densa come aria bollente, è dolciastra e farebbe gola a qualunque mostro nero, dal più insignificante al più antico.

Non finirà questa notte, non finirà prima che tu ti sia concesso in sacrificio, e da quella prima offerta, come un animale, tornerà a chiederne ancora, e ogni tramonto sarà per te un segnale, e quella bestia immonda fiuterà ogni tua ferita e verrà a trovarti e tu, ogni volta che calerà l’ultima luce, avrai sempre meno forza per stringerti e difenderti, e ogni volta che si abbasserà il sipario sul giorno, il sonno ti apparirà sempre più distante e ti abbandonerai alla resa e lascerai il tuo corpo in balia di qualunque cosa il buio abbia in serbo per te.

Ti rilasserai e attenderai l’alba e avrai imparato a guardare l’orrore del buio, e ad accettarne l’inferno invisibile. Quando avrai allenato la vista, solo allora potrai vedere, di giorno, ciò che il sole camuffa, che in realtà è maligno più di quanto ti abbiano mai raccontato, e in quel momento abnegherai il sonno, il riposo, e cercherai la notte, perché la notte e solo la notte è verità e giusta guida nel mondo.

Nelle tenebre troverai pace, perché nelle tenebre hai imparato a vedere. In quell’istante, in quel pensiero, il buio ti avrà avuto.

Fino a quel momento, figlio mio, chiudi gli occhi. E se non riesci a dormire, accendi la luce.

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